
La mia foto ( cioè fatta da me ) usando una speciale pellicola a raggi X ...
Sono stato invitato ad una festa del maiale, è probabile che il suino mi rubi il ruolo di protagonista. I miei denti, alla sola idea, non hanno ancora smesso d' applaudire.
La festa del maiale è una poesia scritta più che a strofe, a scrofe.
Scrivesi festa, pronunciasi funerale; e trattandosi di funerale di un familiare che ha affrontato la morte a fronte della mortadella, sono disposto a lutto, pur di presenziare da pari a pari alle esequie (ex equo: ecco perché da pari a pari) di un ex suino.
E' pane per miei denti e con la mortadella è la morte sua, certo non mia. Più che una dimostrazione d'affetto è da affettato, passaggio obbligato per tramutarsi da scontroso a squisito, come lo diventò quando, trasferendosi da Abbiategrasso a Grosseto (in Maremma maiala) incontrò la donna -si fa per dire- della sua vita.
Al primo incontro si preparò dopo un bel bagnetto nell' acqua calda con carota sedano e cipolla (perché era cotto di lei) fischiettando il motivo del film "Torna a casa lessi" (film recitato da cani che hanno visto tutti: cani e porci).
Quand' erano a tavola (molto prima di esserci in veste di antipasti) lui le faceva affettuosamente il piedino (col piede di porco) e la voleva sempre accanto alle altre posate (così d' avere cucchiaio coltello e phorchetta sempre vicini) e poter parlare del suo sogno d' andare in Sudamerica dove metter su casa in Cile: il porcile. L' idea di finire in medio oriente dove tutti lo avrebbero salutato con "Salam!" gli faceva venire l' Arabia.
Ricordo d'aver fatto io le foto per il passaporco.
Progettavano una vita insieme nella nuova casa (una casa dove poter appendere, non dei prosciutti, ma un suo ritratto osè: la Maial desnuda) lui avrebbe messo su pancetta e voleva che lei facesse un po' di soldi con la fessurina sulla schiena come aveva visto su tutti i salvadanai a forma di porcellino. Lei accolse gioiosa la sua richiesta e fece molti soldi con la fessurina posizionata diversamente. La storia finì quando la porcella chiese la parcella, e lui le disse "porca puttana".
La festa la si fa (notare le note, please: la si fa, note dolenti per il porco) da quando la miseria aveva più libera circolazione di oggi (ecco perché si dice porca miseria) , il grasso del maiale era l' unico "unto" usato in cucina e solo in casi estremi (vedi estrema unzione) infatti, a quei tempi, non c' era certo il pericolo del colesTirolo - Alto Adipe (e con questa fesseria faccio una magra figura così sembro più snello).
.......................................
Strana festa, quella del maiale: il festeggiato abitualmente dissente dall' esserlo, ed esprime tutto il suo disappunto quando è fatto oggetto delle attenzioni del "masalèer-norcino" (un incrocio tra macellaio e lanciatore di coltelli con diritto di precedenza -trattandosi di un incrocio- per quest' ultimo) infatti non è così scemo d' aver le fette di salame sugli occhi per non capire che lo stanno prendendo per il culatello e che si trova in un mare di guai. Se fosse in una montagna di guai -dato che lo stanno prendendo per il culatello- la montagna sarebbe il Kiappa 2 nella catena dell' Himayala, montagna che, per essere scalata, abbisogna di qualcosa di pìu pesante della maglieria intima di marca (vedi Robe di Kiappa).
Torniamo al mare di guai al quale prestare molta attenzione (e poi farsela restituire -se si presta l' attenzione poi si restituisce- non so se rendo l' idea, dato che nessuno me l' ha prestata) e quindi, come si dice da noi "stare alla gatta" (ovvero prestare attenzione, e daje col prestare!) perchè tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampone.
La gatta è un felino e il salame di Felino (sono due cose diverse) hanno qualcosa in municipio, cioè in comune: la pelle; infatti sia il Felino che la gatta, sono da pelare. In questo mare vorrebbe prendere il largo, ma il masalèer invece di fargli prendere il largo, va a prendergli il lardo e così, rapinato del grasso (tipico caso di grassazione) griderà inutilmente al lardo! al lardo!
Il lavoro del masalèer è quasi religioso: all' oratorio un prete malaticcio, il curato, lo vedeva sempre presente all' ora di cotechismo dove apprendeva che le reliquie partivano dal sangue di San Gennaro per arrivare al prosciutto di San Daniele (con San Secondo a fargli da spalla) e con la benedizione di San Giovese.
Sarà una premura del "masalèer" sfilargli il maglioncino di setole (il pig maglione), fatto con la porcellana (porcell lana) e a mettere in ordine i suoi ossicini sentendosi prima sp-ossato poi di strutto.
Tuttavia la sua riottosa contrarietà viene poi meno, affievolendosi via via in lucaniche et simili, uscendo dalla festa non malconcio , ma ben concio (quindi conciato per le feste) con dovizia di droghe e spezie alle quali, in seguito, si sentirà particolarmente legato......... con appropriati lacci "suin" generis.
Lilluccio Bartoli, fotografo dalla nascita, amico
per la pelle, anzi per la cotica, del "nimàal" e
strenuo estimatore dei derivati suineschi.
www.bartoliclick.com