
Nel suo libro: "Il Linguaggio Dimenticato", Fromm descrive in modo semplice ed efficace le dinamiche che presiedono alla formazione del sogno, a sua volta distinto in sogno manifesto -ossia le immagini che ricordiamo al risveglio- e sogno latente -ossia i pensieri complessi che hanno generato tali immagini.
Osserviamo bene: se da svegli i pensieri ( o la loro "energia generante" ) prendono immediatamente forma come linguaggio strutturato e raziocinante, una volta che la coscienza superiore è addormentata tale energia prende una diversa direzione, probabilmente l' unica che ci è possibile in tale stato, trasformandosi in un linguaggio "figurato" dove la logica è sostituita dalle regole più arcaiche della condensazione, dello spostamento, dell' associazione, dell' intuizione, del simbolismo e via dicendo, che sono poi i fondamenti del pensiero stesso e che, guardacaso, ritroviamo in ogni espressione che definiamo "artistica" proprio in quanto capace di comunicare attraverso tali meccanismi preverbali, piuttosto che con la prosa tradizionale.
Occorrerà quindi un processo di "decifrazione inversa" per riformulare logicamente quanto trasmessoci in questo modo, come per capire il gesticolare di chi non parla la nostra lingua, o le figure retoriche usate in poesia, o il dipinto del pittore, un brano musicale, ecc.
Senza inoltrarci oltre nel difficile compito della comprensione del sogno, ci basti sapere che le immagini che si formano in questo particolare contesto non sono altro che la "condensazione" figurata, la "rappresentazione filmica" di pensieri più complessi, di "concetti" che la nostra mente addormentata ci mostra nel solo modo che sa: trasfigurandoli in Immagini. ( Ecco perchè diciamo che generalmente una qualsiasi immagine, sia essa figurativa che fotografica o cinematografica, parlerà dunque questo stesso linguaggio, che sta a noi tradurre in una lingua per noi stessi comprensibile ).
Teniamo ben presente inoltre il duplice significato del linguaggio onirico distinguendo il “sogno manifesto” ( ossia le immagini e le sensazioni che ricordiamo di aver sognato ) dal “significato latente” ( ossia il messaggio complesso ed inconscio che sta dietro la rappresentazione, attraverso la quale viene "veicolato" ). Ricercare e distinguere tali dinamiche nell' Immagine sarà proprio quello che qui ci proponiamo di fare: per cercare e riconoscere, oltre la banalizzazione da una parte e fumose sovrastrutture pseudo - culturali dall' altra, che la vera forza ed essenza dell' immagine è da individuare nella sua duplice dinamica, compositiva prima ed inconsciamente interattiva poi, tipica di ogni linguaggio artistico e preverbale.
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Ma perché, infine, è così importante il riferimento al sogno ? Per due ottimi motivi.
Il primo è che il sogno è come un brano musicale in cui è la parte sottostante e sommersa che non solo conferisce al sogno l' atmosfera generale, ma addirittura lo genera, ossia è “causa” del sogno stesso attraverso il moto del pensiero inconscio, che si manifesta attraverso altri canali essendo impedito quello più razionalmente strutturato.
Il secondo è che lo fa proprio "generando immagini" (e qui ci riallacciamo al discorso più prettamente iconografico): al risveglio, guardacaso, noi ricordiamo immagini, non discorsi, né musica, né tantomeno formule matematiche.
Il che dimostra nel modo più lapalissiano che il linguaggio delle immagini è appunto il più antico e connaturato che conosciamo, il più semplice ed accessibile, anche se, per noi, si tratta ormai di un “linguaggio dimenticato”; un linguaggio di cui, con l’ uso della parola, abbiamo perso la pratica e la confidenza.
Quindi ora dobbiamo faticare un po' per ritrovarle: tutto qui.
( Bruno )
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