
La nebbia fitta che lascia intravvedere ben poco oltre la finestra, mi porta ad iniziare questo post ponendovi una domanda: "Cosa è, secondo voi, la realtà ?" ...
Posso dire, e non solo da un punto di vista puramente estetico, che quella che vedo oggi dalla finestra è la stessa realtà di ieri, o di un mese fa ? E ancora: "Esiste una sola e precisa realtà, o non piuttosto tante realtà quanti sono gli esseri viventi ?"
Calchiamo ancora un po' la mano: "E' la cosiddetta realtà a determinare il pensiero, o non è piuttosto il contrario ?" ...
Sono tutt' altro che domande oziose, e cadono a fagiolo poichè volevo parlare appunto del Reportage Fotografico, ossia della rappresentazione ( o per meglio dire, come vedremo, dell' "interpretazione" ) del reale attraverso il linguaggio fotografico per antonomasia.
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DOCUMENTAZIONE O INTERPRETAZIONE ? Ho già risposto in un precedente post a quanti, con la tipica mentalità del vigile urbano, intendono relegare la Fotografia a mero ruolo di "documentazione del reale": niente di più falso poichè, come abbiamo già visto, anche la più banale delle situazioni sarà riportata in tanti modi diversi quanti saranno i fotografi che si accingeranno a riprenderla.
Questo semplicemente per il fatto che ognuno di essi sarà portato a focalizzare la sua attenzione principalmente su un solo singolo aspetto tra i molteplici che la situazione "reale" gli sta proponendo in quel preciso momento, immedesimandosi in questa o quella interpretazione secondo la sua personale cultura, sensibilità, preparazione tecnica, curiosità, e, dulcis in fundo, intenzione e capacità di comunicare.
Eh sì perchè, tra lo scatto del compleanno del figlio e lo scatto più o meno pretestuosamente esposto in formato 6 metri nella galleria alla moda, sembra che troppo spesso la gente si scordi, operatori del settore in testa, che tra l' intendere la fotografia come "fotoricordo" a un estremo, e "arte" all' estremo opposto, ci sta di mezzo l' immenso, e più vero, scopo e utilizzo della Fotografia come "Linguaggio": come linguaggio narrante, comunicante ed interpretante ... e torniamo ancora una volta al liet-motiv di questo Blog.
LA FOTOGRAFIA PUBBLICITARIA Se ancora non siete convinti che la fotografia è quanto di più lontano dalla rappresentazione del reale, guardatevi semplicemente attorno su questa stessa pagina: mentre state leggendo probabilmente stanno scorrendo a bordo pagina le immancabili immagini pubblicitarie, oppure pensate alle foto di copertina di una rivista, o alle sue pagine commerciali: ebbene NESSUNA di quelle immagini, oggetti, paesaggi, situazioni che siano è "reale", proprio perchè non è la realtà che si vuole rappresentare ma la sua idealizzazione, il desiderio di una perfezione inesistente.
Vedete forse attorno a voi sempre e solo le donne perfette degli spot e delle riviste ?
Vedete forse attorno a voi la perfezione formale con cui sono rappresentati oggetti e persone in pubblicità ?
No di certo, perchè noi viviamo in un mondo soggetto alla legge dell' entropia, dove le cose si consumano e le persone invecchiano, mentre quello che ci viene proposto è il paradiso terrestre del desiderio ... un mondo dove non esiste la pipì e non esiste la cacca, per dirla alla Mondart ...
L' ESPRESSIONE DI UN CONCETTO E fin qui penso che siamo tutti d' accordo.
Ma facciamo un passettino più avanti: il nostro linguaggio parlato si è man mano evoluto dal comprendere solo termini per esprimere cose "reali" fino a comprendere termini per esprimere concetti: così che non diciamo più "pugnale-cuore" per indicare l' odio, o "fiore-cuore" per indicare l' amore, ma diciamo semplicemente "ti odio" o "ti amo", e via dicendo, dove odio e amore indicano un topos, ossia un concetto comune a tutta la nostra cultura, benchè possa avere manifestazioni ed espressioni molto diverse tra loro nell' esperienza singola.
Sta di fatto che tutti perlomeno capiamo che con le parole odio e amore si esprimono concetti tra loro antitetici e di valenza opposta.
Eppure tali concetti astratti sorgono appunto da concetti più primitivi legati ad immagini reali, ed è attraverso immagini reali che ci apparirebbero in sogno, che non conosce nella sua rapprersentazione filmica parole con cui descrivere concetti ... è con immagini reali che dovranno essere rappresentati da un pittore sulla sua tela, o da un poeta nella sua poesia.
Ecco: in questi specifici casi siamo di fronte al linguaggio artistico, ossia quello che si deve e vuole avvalere di immagini preverbali per rappresentare concetti astratti, in modo da suscitare quell' emozione che la pura parola astratta "odio" o "amore" non ha più il potere di evocare ...
LA FOTOGRAFIA E' ARTE ? Ed ecco svelato perchè la pubblicità si affida più volentieri alle Immagini che non alle parole: perchè le immagini hanno un maggior potere evocativo di sensazioni più o meno sepolte: tra il dire la parola "freddo" e guardare l' immagine di una landa nevosa, sarà la seconda a trasmettermi più in profondità il concetto, fin quasi a farmi percepire il brivido, cosa a cui la semplice parola "freddo" non può nemmeno lontanamente arrivare !
Ma come esprimere un concetto, una sensazione in fotografia ?
Si può, proprio in virtù del fatto che anche la fotografia, come ogni espressione figurativa, parla "a più livelli", ha il potere di condensare, riassumere, alludere a più sensazioni e concetti nello stesso tempo: per farla breve possiamo dire che una sola immagine può dire quanto, per essere espresso a parole, ha bisogno di un intero discorso.
Per cui non vale più l' equivalenza: "1 fotogramma = 1 parola", ma piuttosto: "1 fotogramma = un intero e lungo discorso", con il surplus di tutta l' emozionalità che un' immagine può farmi sentire immediatamente, immediatezza che invece scompare automaticamente nel momento stesso in cui cerco di spiegarla a parole .. Insomma, per dimostrare il vostro amore alla donna che amate, state a farle un lungo discorso o non preferite piuttosto baciarla, parbleu d'un parbleu ?!?
LA FOTO D' APERTURA: era un mio scatto per una ditta che estrae porfido.
L' idea era di far preferire il porfido al cemento per la pavimentazione urbana, in quanto elemento più naturale e duraturo, e più connesso alla natura e alla terra: il porfido si "estrae", il cemento si ottiene con varie mescolanze.
Questo il processo mentale, più o meno conscio, che mi ha condotto alla realizzazione di quella specifica immagine: "Terra: la terra è vita, dalla terra nascono le cose ... ecco, un fiore, una rosa che spunta dal porfido, in quanto il porfido è terra .... una rosa che non potrebbe mai spuntare dal cemento ...
"Terra e Vita", due assoluti e complementari ... da cui l' idea di rappresentarli con quella illuminazione nei colori complementari di blù e rosso ... Blù è il porfido, che per quanto freddo consente la vita che è rossa e calda ...
E' ARTE ??? Quien sabe, ma soprattutto: "Chissenefrega !!!"
L' importante è che sia "Linguaggio", e "Comunicazione", e che quel singolo fotogramma riesca a far percepire, anche solo subliminalmente ma in un solo istante, tutti quei concetti che hanno richiesto tante parole, tempo, fatica e capacità di analisi per poter essere espressi con un discorso.
Discorso che alla fine, oltretutto, perde ogni sua primitiva poesia.
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( Bruno )
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