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TOPOS, ICONE E TARGET
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Luogo: Blogs Appunti di Viaggio Il Linguaggio delle Immagini |
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| Inviato da: Administrator Account |
22/01/2009 10.00 |

Come corollario a quanto detto nell' ultimo post possiamo affermare quindi che le due immagini là raffigurate rappresentano un "luogo topico", intendendo con ciò il superamento della singolarità dei soggetti rappresentati per divenire a rappresentazione di puro concetto.
Lo stesso espediente, ossia la ricerca del topos, ( cioè di un modello iconografico che "superi il Particolare" per poter rappresentare l' Universalità di un determinato concetto ) lo ritroviamo, ancor prima che nell' iconografia, nell' uso quotidiano: l' impiegato di banca, il soldato, il religioso, e via dicendo indossano una "divisa", ossia un abito che annulla la singolarità del soggetto a favore dell' universalità della categoria e dei concetti ad essa immediatamente assimilabili.
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Stesso ricorso al medesimo espediente si ha nell' immagine pubblicitaria: tutto, dall' ambientazione ricreata in studio, ai soggetti scelti, ai visi, fino agli oggetti più insignificanti, dovrà dare quest' idea di "universalità": l' arredamento ( o l' ambientazione ) saranno "tipici" di un determinato status sociale; il viso dovrà essere quello "giusto"; le mani di chi presenterà infine il prodotto dovranno essere "le Mani per antonomasia": non troppo pelose nè rugose nè effeminate se si tratta di un uomo; nè lunghe nè corte, nè grasse nè secche, lisce ma non troppo se si tratta di una donna ...
Insomma, non delle mani specifiche e riconoscibili, ma il concetto stesso di Mani ... come di ogni altra parte anatomica, parbleu !!!
Così come tutto lo stuolo di "sederi parlanti" che apposite persone, beate loro, avranno selezionato per parlarci proprio del "Grande Sedere Universale" ... un sedere nè grosso nè piccolo, nè troppo tondo nè troppo sfilato, nè troppo bianco nè troppo scuro, ed ovviamente senza la minima smagliatura ... un sedere che non dovrà imporsi per la sua particolarità ma, al contrario, per la sua "adeguatezza" ... ossia per la sua conformazione atta a rappresentare un' idea "iperurania" di sedere ( assoluto culturale via-via determinato in base a statistiche di gradimento atte a sondare l' immaginario collettivo di un popolo e di una cultura, in quel determinato periodo storico ).
Ironia della sorte: tutta la bellezza sfoggiata dalle Modelle serve non tanto alla loro individuazione personale quanto a far da "fionda" verso una pura astrazione iconografica di bellezza.
E se è vero che esistono dei canoni matematici di bellezza già studiati e codificati ancora dallo stesso Leonardo da Vinci, è anche vero che il pericolo più evidente insito in questo approccio cognitivo è quello della standardizzazione ... da cui occorre rifuggire con orrore quando queste stesse tecniche vengano applicate ( come ahimè si verifica fin troppo di frequente ) anche al mondo del pensiero, delle opinioni, delle convinzioni e delle convenzioni ... ma entriamo in un àmbito che esula dal nostro.
( Capire tali meccanismi ci aiuterà tuttavia ad esercitare un maggior libero arbitrio in ogni contesto ove vengano applicati ! ) ...
Tornando a noi, apro, e chiudo subito, una breve parentesi che serva solo come spunto di riflessione: in tutto questo contesto "de-personificato ed idealizzato" sarà poi proprio il prodotto da reclamizzare ad acquisire la massima personalità e singolarità possibili, perchè è proprio "quella specifica marca", che ne so, di automobile ( e non la sua idea astratta ) il messaggio pubblicitario che deve passare.
Il ricorso a vari espedienti, che vanno dalla illuminazione fino all' "animazione" del prodotto che si muoverà come se fosse vivo, servirà sia rafforzare l' idealizzazione estetica e di perfezione del prodotto stesso, che a completare l' illusione di una sua specifica personalità ... personalità di cui innamorarsi, ovviamente ... personalità che diventi complementare, ed al limite estremo sostitutiva, della nostra ...
Non a caso c'è chi ha definito la pubblicità l' arte di far apparire le persone come cose, e le cose come persone.
Una definizione che non solo rende perfettamente l' idea, ma mette al tempo stesso in guardia dai pericoli ( di condizionamento decisionale e culturale ) insiti in un potenziale abuso dei meccanismi pubblicitari.
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PARTICOLARE ed UNIVERSALE
Ed ecco che abbiamo introdotto altri due valori "assoluti e contrari" che ci riguardano molto da vicino: i concetti di "Particolare e di Universale".
Vediamone attraverso un esempio le due diverse applicazioni:
a) L' Uomo che indossa una divisa rappresenta una "tendenza all' Universale": non ci interessa, quando sfila la Fanfara dei Bersaglieri, la connotazione specifica di quel singolo uomo, chi sia e cosa faccia una volta tolta la divisa: in quel contesto ci interessa piuttosto l' idea di "collettivo", di Armata, ed i valori assoluti ( di Patria, di Obbedienza, ecc ) a cui tale divisa rimanda.
Dunque "spersonalizziamo" il singolo, il particolare appunto, a favore di un concetto universale.
b) In un romanzo che descriva la vita di un medico, e le sue lotte contro il potere padronale per garantire la salute dei minatori, che ne descriva inoltre la vita privata e gli affetti, dovrò connotare al massimo il Personaggio del Medico, sia per renderlo credibile, sia perchè la gente possa identificarvisi, vivendo le stesse emozioni e partecipando alle sue stesse situazioni.
Ecco che in tale caso sarà il "Particolare" ad interessarmi maggiormente, proprio quel particolare medico, e non l' idea astratta di Medico.
Dunque lo scrittore userà tutti gli espedienti per "personalizzare" al massimo quel medico, raccontandocene la virtù e le debolezze.
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LA CATARSI
Ed ora veniamo ad illustrare uno strano fenomeno, chiamato col nome difficile di "Catarsi", ma che in realtà è un concetto semplicissimo, che si verifica ogni volta che leggiamo un libro, o che guardiamo un film: il Particolare che assurge ad Universale.
Mi spiego: man mano che entriamo nella narrazione del Romanzo, ci facciamo coinvolgere sempre più dal personaggio, proprio in virtù della sua caratterizzazione particolare: condividiamo così le sue passioni, le sue speranze e le sue paure.
Ed ecco che avviene una cosa strana: in quel personaggio, così ben descritto, si identificano ora i nostri stessi ideali di morale, di giustizia, di lotta contro l' abuso, di amore, di odio, ecc.
Non più ideali astratti, come potevano essere quelli richiamati dalla vista della bandiera, ma i "nostri" personalissimi ideali e le nostre particolari aspirazioni, che vengono trasfigurati, portati all' Assoluto, innalzati ad Universale proprio attraverso quella figura così "particolare".
Ed è esattamente questo il fenomeno della catarsi, dell' opera "poetica", o dell' opera d' arte in genere, dove proprio attraverso il particolare si giunge all' Idea, più alta, di "universalità".
Così Giulietta e Romeo, Dante e Beatrice, e via dicendo, sono per noi importanti proprio per il loro potere catartico: attraverso la loro personalissima storia riviviamo le nostre storie, attraverso quei personaggi "particolari" noi viviamo il concetto "Universale" di amore.
( E per questo stesso assunto una pubblicità difficilmente potrà essere "arte" ... in una pubblicità la catarsi viene indotta in modo subliminale e inconscio, evitando la consapevolezza del processo anzichè trasportarci coscientemente attraverso esso ... )
Tornando a noi, possiamo dunque concludere il discorso affermando in senso lato che abbiamo trovato un' altra caratteristica per determinare la "qualità" di un' opera: quanto più sarà alta la coincidenza di particolare ed universale, tanto più l' opera avrà valore, "qualità", "funzionalità" e "fruibilità".
( E questa stessa caratteristica è quella che tende maggiormente a differenziare l' "Opera d' Arte" dalla pubblicità, o dalla operazione commerciale, insomma dalla "propaganda" ).
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( Torno a ribadire: la mia intenzione qui è quella di analizzare delle dinamiche di funzionamento: non mi interessano le gare dove si stabilisce chi lava più bianco, non mi interessa dibattere se Dante sia meglio di Petrarca o del Boccaccio, o l' Inter meglio del Milan ...
Non mi interessa se qualcuno raggiunge l' orgasmo ascoltando la Nona di beethowen piuttosto che guardando la Gioconda di Leonardo.
Mi interessa molto di più capire le dinamiche che sottostanno alla "creazione" dell' opera, sia dell' uno che dell' altro.
Tutto il resto non sono che falsi problemi, che hanno a che fare col successo, col riconoscimento sociale, con la moda ecc, ma che esulano da questo contesto, che vuole mantenersi il più possibile "funzionale e scientifico" ).
( Mondart, parbleu ! )
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TOPOS, ICONE E TARGET |
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22/01/2009 10.14 |
Stesso ricorso al medesimo espediente si ha nell' immagine pubblicitaria: tutto, dall' ambientazione ricreata in studio, ai soggetti scelti, ai visi, fino agli oggetti più insignificanti, dovrà dare quest' idea di "universalità": l' arredamento ( o l' ambientazione ) saranno "tipici" di un determinato status sociale; il viso dovrà essere quello "giusto"; le mani di chi presenterà infine il prodotto dovranno essere "le Mani per antonomasia": non troppo pelose nè rugose nè effeminate se si tratta di un uomo; nè lunghe nè corte, nè grasse nè secche, lisce ma non troppo se si tratta di una donna ...
Insomma, non delle mani specifiche e riconoscibili, ma il concetto stesso di Mani ... come di ogni altra parte anatomica, parbleu !!!
Così come tutto lo stuolo di "sederi parlanti" che apposite persone, beate loro, avranno selezionato per parlarci proprio del "Grande Sedere Universale" ... un sedere nè grosso nè piccolo, nè troppo tondo nè troppo sfilato, nè troppo bianco nè troppo scuro, ed ovviamente senza la minima smagliatura ... un sedere che non dovrà imporsi per la sua particolarità ma, al contrario, per la sua "adeguatezza" ... ossia per la sua conformazione atta a rappresentare un' idea "iperurania" di sedere ( assoluto culturale via-via determinato in base a statistiche di gradimento atte a sondare l' immaginario collettivo di un popolo e di una cultura, in quel determinato periodo storico ). # diggita.it |
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